LA TERAPIA

Le linee guida 2019 sul Management of osteoporosis in postmenopausal women della North American Menopause Society, consigliano un approccio personalizzato al paziente e viene in questo modo sottolineato il ruolo centrale svolto dal medico nell’individuare i soggetti più a rischio di fratture.

Il trattamento non farmacologico dell’Osteoporosi prevede, oltre all’attività fisica, un adeguato apporto di calcio e vitamina D.

Questi due elementi sono indispensabili in qualsiasi trattamento farmacologico specifico, in quanto la carenza di calcio e/o vitamina D è la causa più comune di mancata risposta alla terapia farmacologica dell’osteoporosi.

L’incidenza di ipovitaminosi D è diffusa in Italia, specie in età avanzata. Solo il 20% del fabbisogno di vitamina D deriva dall’alimentazione; la componente principale deriva dalla sintesi endogena a livello cutaneo in seguito all’esposizione solare ai raggi UVB, peraltro sempre più inefficiente con l’avanzare dell’età. E’ evidente la necessità di una supplementazione, specie in età senile. La supplementazione con vitamina D, se associata ad un corretto introito di calcio nel soggetto anziano si è rivelata utile persino in prevenzione primaria.

Un adeguato apporto di calcio e vitamina D rappresenta la premessa ineludibile per qualsiasi trattamento farmacologico specifico.

Le terapie per l’Osteoporosi riducono le fratture, un dato che è confermato da studi clinici randomizzati.

I Bisfosfonati rappresentano uno dei cardini della terapia farmacologica. Le più recenti linee guida confermano che bisfosfonati, denosumab e teriparatide riducono le fratture non vertebrali e le fratture vertebrali cliniche e radiografiche. I modulatore selettivi del recettore estrogenico (SERMs) sono efficaci nel ridurre le fratture vertebrali, in particolare raloxifene e bazedoxifene, un SERM di terza generazione.

Bisfosfonati e denosumab riducono anche il rischio di fratture dell'anca.

In conclusione, le nostre possibilità di diagnosticare e di trattare farmacologicamente l’Osteoporosi, così da prevenire la comparsa di fratture, si sono notevolmente ampliate negli ultimi anni. Tuttavia, l’Osteoporosi continua ad essere una malattia sottostimata, scarsamente diagnosticata e non trattata anche quando sia già presente il dato anamnestico di una frattura da fragilità. Nei pazienti con fratture, il trattamento farmacologico dovrebbe essere iniziato anche in assenza dei dati densitometrici, mentre negli altri casi l’identificazione della soglia di trattamento dovrebbe emergere dalla correlazione dei dati strumentali con i dati clinici e i fattori di rischio del paziente.