LA PATOLOGIA

L’ipertensione arteriosa consiste nell’innalzamento della pressione del sangue rispetto agli standard fisiologici considerati normali.

Si sviluppa quando le pareti delle arterie perdono la loro elasticità naturale e diventano rigide e i vasi sanguigni più piccoli si restringono; di per se l’ipertensione arteriosa non è una malattia ma è un fattore di rischio cardiovascolare, che può causare patologie anche gravi come

  • retinopatia ipertensiva
  • nefropatia
  • cardiopatia
  • fibrillazione atriale
  • infarto del miocardio
  • aneurisma dell'aorta

Si definisce ipertensione arteriosa una pressione sistolica (la massima) ≥ 140 mmHg o una pressione diastolica (la minima) ≥90 mmHg, indipendentemente dall’età. L’ipertensione sistolica isolata è definita come una pressione sistolica ≥ 140 mmHg e una pressione diastolica < 90 mmHg.

Con valori pressori compresi tra 140/90 e 160/100 si parla di ipertensione arteriosa di grado 1, tra 160/100 e 180/110 di ipertensione arteriosa di grado 2 e, oltre i valori di 180/110, si parla di ipertensione arteriosa di grado 3.

L’ipertensione è una malattia silente, non dà sintomi e per questo è definita killer silenzioso.L’unico modo per sapere se si è ipertesi è misurare la pressione arteriosa. È consigliabile misurarla almeno una volta l’anno.

In Italia (dati dell'Istituto Superiore di Sanità) colpisce in media il 33% degli uomini e il 28% delle donne. L’uomo ha un rischio elevato di sviluppare la malattia intorno ai 30-40 anni. Nelle donne tale rischio, inferiore fino alla menopausa, si equipara a quello degli uomini dopo di essa. L’aumento della pressione arteriosa sistolica a più di 160 mmHg aumenta il rischio di mortalità cardiovascolare da 2 a 5 volte, il rischio di ictus di 2½ volte e di mortalità globale di 1½ volta.